Guanaco, Punta Norte, Penisola di Valdés, Argentina
© Sylvain Cordier/naturepl.co
Re Andino?
Ammirateli, i guanachi, gli spiriti liberi della Patagonia. Selvatici, fieri, abituati al vento e alle altitudini, percorrono le terre aperte dell’Argentina, del Cile, del Perù e della Bolivia con passo sicuro e sguardo vigile. Il loro folto mantello li protegge dai venti freddi, mentre i piedi imbottiti offrono aderenza su terreni rocciosi che metterebbero in difficoltà persino le capre di montagna.
Vivono in branchi, guidati da un maschio dominante che sorveglia il gruppo. La comunicazione è fondamentale: quando avvistano un predatore, emettono un belato acuto che equivale a dire “scappate!”. Questi nomadi selvatici svolgono anche un ruolo ecologico importante. Come erbivori, contribuiscono all’equilibrio delle praterie e i loro escrementi arricchiscono il suolo, mantenendo sano l’ecosistema della Patagonia.
La Patagonia è lontana, certo. Ma l’Argentina è da tempo una terra familiare per gli italiani. Dalla fine dell’Ottocento, milioni di nostri connazionali hanno attraversato l’oceano in cerca di una nuova vita, portando con sé dialetti, ricette, gesti e memorie. Oggi, in quartieri di Buenos Aires come La Boca o Palermo, si respira ancora un’aria di casa: tra un caffè ristretto e qualche parola italiana detta con accento porteño, come se il cuore dell’Italia avesse trovato un secondo battito oltre l’oceano.
Madre e cucciolo di ippopotamo, Parco nazionale del Chobe, Botswana
Rinoceronti bianchi maschi, Lago Nakuru, Kenya
Madre giraffa reticolata con prole, Lewa Wildlife Conservancy, Kenya
Cuccioli di volpe rossa vicino alla loro tana
Ghepardo sotto la pioggia del mattino, Ndutu Plains, Ngorongoro Conservation Area, Tanzania
Esemplare di zebra di Burchell con il suo piccolo, Riserva naturale di Rietvlei, Sud Africa
Madre leopardo con il suo cucciolo, Riserva di Jao, Botswana
Elefanti nel Parco Nazionale di Amboseli, Kenya